Piemontese e il codice tradito: “La vicenda va chiarita rapidamente”, primi segnali dall’entourage di Decaro
Non è il costo di un regalo a fare rumore. E forse non è nemmeno il numero degli invitati. In politica, certe storie esplodono quando cominciano a raccontare qualcosa di più profondo del fatto in sé. Ed è esattamente ciò che sta accadendo attorno al compleanno dell’assessore regionale Raffaele Piemontese: una vicenda che, partita come cronaca mondana di una festa esclusiva nella masseria Casa Freda, si sta lentamente trasformando in uno specchio scomodo per il centrosinistra pugliese. Perché più passano le ore, più il caso smette di parlare soltanto di Rolex, gioielli, liste regalo o ricevimenti con trecento invitati.
Comincia invece a parlare del rapporto tra potere e rappresentazione del potere. Tra etica pubblica e relazioni private. Tra ciò che formalmente è consentito e ciò che, per chi governa, rischia comunque di apparire inopportuno agli occhi dei cittadini. Da giorni, negli ambienti di partito, il tema viene affrontato con un misto di imbarazzo e prudenza. C’è chi minimizza. Chi liquida tutto come una polemica costruita sul nulla. Chi invece teme che il “caso Piemontese” possa logorare lentamente quella narrazione di sobrietà e rigore etico che il centrosinistra pugliese ha provato a costruire negli ultimi anni attorno alla figura di Antonio Decaro e all’esperienza amministrativa regionale. Perché il vero cortocircuito sta tutto lì: appena pochi mesi fa, la Regione Puglia aveva scelto di aderire ufficialmente alla Carta di Avviso Pubblico, il codice etico antimafia e anticorruzione che richiama amministratori e politici a criteri di trasparenza, prudenza istituzionale e responsabilità verso i cittadini. Una firma presentata non come semplice formalità burocratica, ma come un impegno pubblico e identitario. Ed è proprio per questo che l’Attacco ha deciso di chiedere chiarimenti direttamente ad Avviso Pubblico nazionale, dopo che il coordinamento regionale pugliese - guidato dal sindaco di Monte Sant’Angelo Pierpaolo D’Arienzo - ha scelto di non intervenire pubblicamente sulla vicenda. Una posizione che, inevitabilmente, viene letta anche alla luce del rapporto di amicizia e vicinanza politica che lega D’Arienzo all’assessore Piemontese. Le parole arrivate da Avviso Pubblico all’Attacco hanno avuto l’effetto di riaccendere ulteriormente il confronto. L’associazione chiarisce di non essere “un tribunale”, ma ricorda che il senso della Carta è proprio quello di stimolare un dibattito pubblico sui comportamenti degli amministratori e sulla loro compatibilità con i principi della buona politica. Ed è esattamente questo il punto che oggi agita il centrosinistra pugliese: fino a dove può spingersi la dimensione privata di un uomo delle istituzioni senza entrare in collisione con l’immagine pubblica che quelle stesse istituzioni chiedono di rappresentare?
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