Era per noi scontato che la governance del Consorzio di bonifica del Gargano non avrebbe risposto nulla alla Regione Puglia per fare chiarezza sugli aventi diritto al voto. Che avrebbe dovuto fare, invalidare tutto rispetto alle elezioni? Invece hanno deciso di andare avanti”. 
E’ questo il pensiero che circola all’interno delle tre organizzazioni agricole - Confagricoltura, CIA e Coldiretti - che poche settimane fa hanno sollevato con forza il tema delle irregolarità e opacità contenute negli elenchi di chi, teoricamente, potrà votare il 4 ottobre prossimo per rinnovare gli organi del Consorzio guidato dal presidente uscente Michele Palmieri e dal direttore-ex vicepresidente Michele Tabacco.
Ma per quanto, nelle agricole, non ci fosse alcuna illusione al riguardo, fa ugualmente impressione il livello dello scontro cui è arrivato l’ente - che oggi ha casa a Cagnano Varano - rispetto alla Regione Puglia.  Era stato l’Attacco, giorni fa, a rivelare come fossero scaduti i cinque giorni di tempo entro cui il Consorzio di bonifica del Gargano avrebbe dovuto rispondere a Bari e alle tre organizzazioni agricole. 
Nella propria durissima lettera le tre sigle agricole avevano segnalato come sul totale delle 26.958 posizioni inserite nel registro provvisorio soltanto 9.155 riportassero almeno una data di nascita, mentre 17.803 (66,04%) ne erano prive, oltre a posizioni riconducibili a persone decedute, dubbi sulla regolarità contributiva di alcuni soggetti e imprese per le quali non sarebbe stato chiaramente individuato il rappresentante autorizzato al voto.  Dopo tale segnalazione la Regione aveva chiesto all’ente consortile di specificare: l’effettiva platea degli aventi diritto al voto consortile, sia rispetto alle persone fisiche che alle società e alle persone giuridiche, con indicazione del codice fiscale e della maggiore età prevista, nonché della effettiva regolarità con il pagamento al tributo consortile; le modalità di compilazione dell’elenco di ammissione dei votanti (ovvero: l’identità del rappresentante legale o del diverso soggetto designato; la fonte, la validità e l’attualità del potere rappresentativo; la tempestività del deposito della documentazione richiesta; la corrispondenza tra il soggetto registrato negli archivi consortili e quello concretamente ammesso al voto; l’eventuale titolarità, in capo alla stessa persona, di ulteriori voti esercitabili). 

L’inchiesta sull’accoglienza in Capitanata continua. La provincia è uno dei luoghi nei quali il sistema nazionale dell’accoglienza si misura quotidianamente con la necessità di reperire posti, fronteggiare le emergenze e adattarsi ai trasferimenti. Le gare sono locali, ma il mercato dell’accoglienza è molto più ampio. E, dopo mesi trascorsi a ricostruire contratti, aggiudicazioni, strutture, personale, cambi di sede e affidamenti d’urgenza, la trama che emerge dai documenti diventa sempre più articolata. Non perché il sistema sia necessariamente oscuro, ma piuttosto perché è molto più vasto di quanto possa apparire osservando soltanto le singole gare o i singoli centri. È da questa prospettiva che abbiamo scelto di proseguire il lavoro, perché l’accoglienza in Capitanata è una sequenza in continuo movimento: una struttura apre, un’altra chiude, un albergo viene riconvertito. L’attenzione era concentrata soprattutto sull’accoglienza dei cittadini stranieri adulti e sulle modalità con cui la Prefettura di Foggia reperisce posti, affida i servizi e individua le strutture destinate ai richiedenti asilo. Ma l’esame sistematico degli atti pubblicati dalla stessa Prefettura ha aperto un’altra porta: quella dell’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati. Non si tratta di un mondo separato, per quanto le procedure sono differenti perché lo sono le categorie di ospiti e gli standard organizzativi richiesti. È qui che una ricerca nata per ricostruire il sistema dei CAS per adulti ha incrociato una seconda linea di indagine, apparentemente parallela ma in realtà molto più vicina di quanto possa sembrare. La traccia è stata individuata negli allegati delle procedure di gara, una modalità di ricerca seguita fin dall’inizio: partire dagli atti e lasciare che siano i documenti a costruire, passo dopo passo, la geografia dei rapporti. La nuova pista porta ad AGH Resort Srl, società già presente da anni nel sistema dell’accoglienza pugliese e che non rappresenta una novità per la provincia di Foggia, anche se può apparire come un nome nuovo rispetto alla storia più recente di questa inchiesta. Esiste un collegamento con Alcantara Service che finora era rimasto fuori. Il 14 ottobre 2024 la Prefettura di Foggia assegna ad AGH Resort 50 posti MSNA (minori stranieri non accompagnati) presso l’Hotel D’Addetta di San Giovanni Rotondo, con tariffa di 54,44 euro pro capite/pro die. Provando a fare due conti, 50 posti per 730 giorni producono 1.987.060 euro per i servizi di accoglienza, a cui si aggiungono pocket money e scheda telefonica per arrivare a 2.078.810 euro di appalto. La prevista opzione per ulteriori 12 mesi vale 1.039.405 euro. Il totale dell’appalto comprensivo delle opzioni è 3.118.215 euro, che sale a 3.160.415,20 euro comprendendo le somme a disposizione dell’amministrazione. Negli atti ufficiali ci sono diciotto nomi riferiti al personale che sarebbe stato impiegato con relative qualifiche, contratti, ore settimanali e mensili. È un documento ordinario - uno dei tanti allegati che accompagnano una gara pubblica -, però, scorrendo quelle righe, compaiono due nomi che non sono affatto ordinari per questa inchiesta: Ana Alcantara e Pierfrancesco Mirarchi. Il primo è il nome della donna che da anni compare alla guida di Alcantara Service. Il secondo è quello dell’uomo che la stessa Alcantara Service ha indicato come direttore dei propri centri di accoglienza. Nella stessa lista compare anche Donato Stradiotti, un operatore che verrà poi indicato nel personale della struttura gestita da Alcantara Service alla Casa della Carità di Manfredonia. Persone che, in tempi diversi, ricompaiono all’interno di società impegnate nello stesso settore e, soprattutto, nello stesso territorio. 

Nella filiera intessuta dal big dei Servizi Sociali, Vincenzo Pacentra, figurano diversi nomi che, a vario titolo, hanno svolto un ruolo funzionale all’allargamento della rete. Per ricostruirne i legami è necessario tornare alla serata del 15 settembre scorso, quando, al primo piano della Camera del Lavoro di San Severo, si riunì la Consulta delle Associazioni. Tra i presenti figuravano lo stesso Vincenzo Pacentra, Simona Venditti, assessora alle Politiche Sociali durante i dieci anni di amministrazione di Francesco Miglio e oggi attiva come project manager nel Terzo settore, Antonio Stornelli, consigliere comunale dal 2014 al 2024, eletto in due liste civiche di centrosinistra e legato alla cooperativa sociale Attivamente, Paola Marino, assessora durante il secondo mandato di Michele Santarelli e già vicina al Pd, il marito, Giovanni Cera, sindacalista e candidato al Consiglio regionale nella lista “Noi a Sinistra per la Puglia” nel 2015, e Arcangela De Vivo, tra gli oltre venti componenti dell’organismo direttivo del Pd che hanno preso le distanze dal partito e ambasciatrice della Gentilezza di San Severo. Tutti nomi che, in un modo o nell’altro, sono riconducibili all’area politica della sinistra. Anche in questo caso, emergono legami e relazioni che meritano di essere ricostruiti. Nel 2010, tra gli altri, Paola Marino, Giovanni Cera e Arcangela De Vivo si riuniscono per costituire un Circolo Culturale, Ricreativo e Turistico denominato “Spazio Off”. In seguito, Marino ne assumerà la presidenza e il circolo si trasformerà in una vera e propria Associazione di Promozione Sociale. Inizialmente con sede in via Giuseppe de Cesare 13, l’associazione si trasferirà successivamente nei locali del MAT, in piazza San Francesco 11-12. Nel 2022 nasce l’Associazione di Promozione Sociale “Gentilezza è Cultura”, presieduta da Arcangela De Vivo, con Giovanni Cera quale componente dell’organo di amministrazione. Anche questa associazione troverà sede all’interno dei locali del MAT, in piazza San Francesco 13. C’è poi l’associazione di volontariato A.Da.Sa.M. (Associazione Dauna di Salute Mentale), nata nel 1997 su iniziativa dei familiari di persone con disagio psichico, in carico al Centro di Salute Mentale di San Severo e frequentanti il Centro Diurno Psichiatrico a esso afferente. Oggi la presidenza dell’associazione è affidata a Giovanni Cera, mentre la vicepresidenza è ricoperta da Arcangela De Vivo. Fino al 30 settembre 2023, A.Da.Sa.M. ha operato all’interno del Centro Diurno Psichiatrico di via Enrico Fraccacreta 34, in virtù di una convenzione con l’Asl Foggia. Quella struttura ha rappresentato anche la sede legale dell’associazione fino a marzo dello scorso anno, quando la sede è stata trasferita in piazza San Francesco 14.

“Qui è già abbondantemente partita la campagna elettorale, sta andando avanti a tutto spiano”. Nella comunità accademica di Unifg appaiono già evidenti le manovre in vista del ritorno alle urne. Come spiegato su queste colonne nei giorni scorsi, quando l’attuale rettore Lorenzo Lo Muzio ha terminato il sesto anno del proprio sessennio è diffuso il convincimento che possa accettare la candidatura alle elezioni politiche della prossima primavera, propostagli da Fratelli d’Italia e in particolare da Marcello Gemmato, potente sottosegretario alla salute del governo Meloni, amico personale della presidente del Consiglio e coordinatore regionale del partito. Significherebbe un nuovo mandato rettorale chiuso anzitempo, come già avvenne a gennaio 2023 quando il predecessore salentino Pierpaolo Limone accolse l’invito di diventare rettore di UniPegaso, il principale Ateneo telematico italiano. E se davvero, come dicono i rumors parlamentari, si dovesse fissare già per aprile la data delle elezioni politiche allora mancherebbero solo pochi mesi al possibile scenario dell’addio di Lo Muzio e dell’avvicendamento in Unifg. Il docente foggiano fu eletto a marzo 2023 per guidare l’Ateneo fino al 2029, dopo che nel 2019 aveva perso la sfida contro Limone. Furono molteplici i candidati in campo tre anni fa: oltre a Lo Muzio c’erano la direttrice di Giurisprudenza Donatella Curtotti, il direttore di Scienze mediche e chirurgiche Gaetano Serviddio, l’ex delegata rettorale Barbara Cafarelli del Demet, il direttore del Distum Sebastiano Valerio e il docente del Distum Giuseppe Solaro. Dopo la vittoria per Lo Muzio iniziò una fase di feroce guerra interna, che si placò solo dopo l’accordo a sorpresa con Curtotti, che divenne prorettrice vicaria. Da quel momento in poi la governance di Unifg si è sempre più caratterizzata per un operato incentrato proprio sul protagonismo di Curtotti, con Lo Muzio defilato e accomodante per garantirsi la pace.

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