“L’inchiesta ha messo in luce una gestione dei Servizi Sociali del Comune di San Severo e dell’Ambito Alto Tavoliere che merita approfondimenti, valutazioni e azioni concrete da parte della Politica locale - il commento di Primiano Calvo al riguardo dell’inchiesta che si sta sviluppando su queste colonne a più riprese -, al fine di rimettere al “centro” i bisogni della “persone” piuttosto che delle lobby della cooperazione”.

Si arricchisce di ulteriori particolari l’inchiesta de l’Attacco sul caso delle imprese controllate dalla holding di famiglia di Antonio Potenza, dal 2012 quasi ininterrottamente sindaco del Comune di Apricena. Il 28 aprile 2026 la milanese Power Holding srl – in cui sono soci Potenza con il 35,7% e sua moglie Grazia Rita Fasanella con il restante 64,3% - ha comprato il 95% di Multiservice srl, impresa edile e di movimento terra di Apricena con sede operativa in viale Papa Giovanni XXIII e due unità locali nella zona PIP. E lo ha fatto per soli 9.500 euro, cioè il valore nominale delle quote. Power Holding è stata costituita a Milano il 24 febbraio 2026 con un capitale di 50mila euro, metà a testa tra Potenza e sua moglie. Il 28 aprile, lo stesso giorno dell'acquisto di Multiservice, il capitale è stato portato a 70mila euro. L'aumento lo ha sottoscritto tutto Fasanella. Dal 28 aprile la holding controlla quattro società. La prima è Multiservice, controllata al 95%, con il restante 5% all'amministratore Carmine Lauriola. Si occupa di edilizia, movimento terra, trasporti, attestazione SOA per partecipare agli appalti pubblici. C’è poi House srl, controllata al 100%, che fa edilizia e dall'aprile 2025 ha aggiunto all'oggetto sociale cave, estrazione di pietra, raccolta e smaltimento di rifiuti e bonifiche; è iscritta all'Albo nazionale dei gestori ambientali ed era di Fasanella, che l'ha conferita nella holding come apporto all'aumento di capitale. La terza impresa è Power Transport srl, controllata al 100%, costituita anch'essa il 28 aprile, per autotrasporto, logistica e noleggio di mezzi movimento terra, con un ufficio ad Apricena. Infine, l’impresa agricola Arbe srl al 100%, nata nel marzo 2025, settore cereali e legumi, anche questa fino al 28 aprile di Fasanella e quel giorno passata alla holding. House e Arbe hanno un capitale di 10mila euro ciascuna: insieme fanno esattamente i 20mila euro dell'aumento di capitale. House, Power Transport e Arbe hanno la stessa amministratrice, Maria Luigia Incoronata Santoro, che oggi si scopre essere la madre di Antonio Potenza. Tornando a Multiservice, il bilancio 2025 è stato approvato il 30 luglio, quando la società era già della holding: ricavi per 3,89 milioni di euro, utile di 213.270 euro, patrimonio netto di 989.780 euro. L'attivo supera i 3,1 milioni: 443mila euro tra macchinari, mezzi d'opera e il fabbricato industriale in zona PIP; oltre 2 milioni di crediti, quasi 396mila euro in banca. Il 95% di quel patrimonio netto vale circa 940mila euro ed è stato venduto a 9.500 euro, un centesimo del suo valore contabile. Viene da chiedersi come sia possibile. Quale imprenditore la cede a queste condizioni?

Parlare d’altro per evitare il caso del giorno. Ieri la prima puntata dell’inchiesta de l’Attacco ha rivelato come il sindaco di Apricena Antonio Potenza e sua moglie Grazia Rita Fasanella siano soci in una holding con sede a Milano, che oggi controlla quattro imprese lavorando proprio nella città del marmo e della pietra, in settori sui quali il Comune rilascia autorizzazioni, esprime pareri e fa controlli. La reazione della maggioranza, ovvero della lista civica Uniti per cambiare, è stata attaccare Matteo Bianchi, ex mentore politico di Potenza, che evidentemente dopo la clamorosa rottura è considerato dal primo cittadino l’ispiratore dell’inchiesta giornalistica. Un sospetto inesatto, dal momento che questo giornale non ha avuto la minima interlocuzione con l’imprenditore edile, né con sua nipote Ada Soccio, la ex vicesindaca di Potenza esautorata lo scorso anno e oggi passata all’opposizione. Ma ecco cosa è avvenuto ieri mattina. Sia sulla pagina Fb del Comune che su quella di Uniti per cambiare è stata pubblicata una breve nota a firma di Matteo Bianchi: è quella con cui il costruttore, in quanto legale rappresentante della Bianchi Marmi srl, lo scorso 11 settembre ha ribadito a Giesse srl l’interesse della propria impresa alla realizzazione dell’impianto di discarica proposto da Giesse srl all’interno della propria cava di Poggio Imperiale, in località Tre Valli. “Dopo le lunghe battaglie portate avanti dall’amministrazione comunale in tutte le sedi, in collaborazione con Provincia, ASL e ARPA, anche nell’ultima udienza al TAR i giudici hanno rigettato la richiesta di sospensiva dei proponenti, rinviando la decisione finale al 2027”, ha esordito la maggioranza rispetto al contestato progetto di impianto fanghi.

È necessario tornare su un passaggio tutt’altro che secondario dell’inchiesta sui Servizi Sociali a San Severo portata avanti da l’Attacco e ricostruita ieri sulle colonne del quotidiano: quello relativo all’utilizzo delle Officine di quartiere da parte delle associazioni. Anche qui emerge uno dei numerosi aspetti controversi di una vicenda che, tassello dopo tassello, continua a sollevare interrogativi. Quello che sarebbe stato messo in piedi dalle diverse cooperative sociali e dalle Associazioni di Promozione Sociale configura, alla luce dei fatti ricostruiti, un vero e proprio abuso delle strutture e delle opportunità messe a disposizione dal Comune. Come ha efficacemente sintetizzato il direttore de l’Attacco, Piero Paciello, nel corso dell’ultima nota di Detti&Contraddetti, dal titolo “Camillo, Pacentra, Venditti e le strane scelte del prefetto Cappetta”, “il nostro statuto di verità è un’altra cosa rispetto alla verità processuale e giudiziaria”. Ed è esattamente questo il punto. Un giornale non deve sostituirsi a un tribunale, né attribuire reati o responsabilità che spetta alla magistratura accertare. Ma sostenere questo non significa affatto che tutto ciò che non costituisce un reato, o che non sia ancora stato riconosciuto come tale, debba automaticamente essere considerato accettabile. Esiste una zona che precede il Codice penale e che riguarda la correttezza, l’opportunità, la trasparenza e la moralità di determinate scelte. Ed è proprio su questo terreno che la vicenda delle Officine di quartiere diventa emblematica. Perché quando strutture pubbliche, pensate per rispondere a finalità sociali e collettive, finiscono al centro di dinamiche che appaiono quantomeno discutibili, la domanda non può essere soltanto se sia stato commesso un reato. L’APS Fino in Cima, della quale è presidente Anna Sara del Buono, moglie di Gabriele Camillo, e la cooperativa sociale AttivaMente, riconducibile ad Antonio Stornelli, hanno utilizzato rispettivamente l’Officina di quartiere Grazia Pepe e l’Officina di quartiere di Palazzo Celestini per trarne profitto. Come evidenziato dall’ex Sindaca Lidya Colangelo, che, a seguito delle sue rimostranze, si guadagnò le antipatie di tutto il direttivo della Consulta delle Associazioni, “le Officine non nascono come sede dell’associazione, ma come luogo in cui l’associazione, che ha sede legale da un’altra parte, offre la propria attività al territorio”. Offrire sì, dunque, ma salvo compenso. In altre parole, veniva utilizzato un bene comune, realizzato e mantenuto a spese della collettività, per generare un ritorno economico a beneficio dei soggetti che lo utilizzavano.

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