Il generale atteggiamento di apertura e apprezzamento dimostrato finora, in un anno di mandato, dalle comunità dell’area Parco nei confronti del commissario straordinario Raffaele di Mauro è stato in larga parte dovuto alla capacità dell’eletto foggiano di Forza Italia di dimostrare un costante ascolto con grande capacità di coinvolgimento di tutti gli attori del territorio. Un banco di prova è rappresentato dalla gestione dei numerosi fondi pubblici a disposizione dell’ente. Ecco perché c’è curiosità, tra gli operatori locali, rispetto a come sarà gestito il primo festival organizzato da di Mauro, da oltre 195mila euro. Sarà preceduto domani dall’evento “Sui passi di Francesco”, che si svolgerà dalle ore 19.30 presso la basilica di San Leonardo a Manfredonia e avrà come tema il legame del Santo col Gargano e col santuario di San Michele Arcangelo, che conserva la memoria del suo passaggio. L'ottavo centenario della morte di San Francesco d'Assisi (1226–2026) sarà celebrato attraverso una rappresentazione artistica del poeta, scrittore e drammaturgo italiano Davide Rondoni, presidente del Comitato nazionale per la celebrazione, nonché sulle note del gruppo di Monte Sant’Angelo Rione Junno. Una serata che si propone di unire storia, musica e poesia. Intanto l’ente di via Sant’Antonio Abate sta per assegnare un lauto appalto relativo all’organizzazione del festival. “Le attività di promozione nelle aree protette coniugano la conservazione della biodiversità con lo sviluppo socio-economico locale. Esse includono iniziative di turismo sostenibile, educazione ambientale, valorizzazione dei prodotti tipici e marketing territoriale”, spiegano il direttore facente funzioni Vincenzo Totaro e il rup Angelo Perna nell’atto pubblicato nelle scorse ore. “Nell’ambito delle attività di promozione del territorio questo ente intende sostenere un cartellone di eventi, da realizzare nei diversi comuni facenti parte dell’area protetta, che include una serie di manifestazioni e iniziative finalizzate non solo alla promozione del territorio ma anche alla destagionalizzazione turistica, denominato Gargano Vivo – Radici in cammino”. La struttura organizzativa del PNG ha redatto il progetto di promozione territoriale, al quale sono state destinate risorse per complessivi 195.200 euro, una spesa che trova copertura finanziaria nel bilancio di previsione relativo all’esercizio 2026. L’ente sta ora per procedere all’affidamento dei servizi e delle forniture relativi alla ideazione, organizzazione, gestione ed esecuzione dell’edizione 2026 del Festival Gargano Vivo – Radici in cammino, mediante procedura aperta sotto soglia e ricorso al criterio di selezione relativo all’offerta economicamente più vantaggiosa. Il bando risale al 19 giugno scorso e c’era tempo fino al 5 luglio per partecipare alla gara, per la quale Totaro ha nominato la commissione giudicatrice, tutta interna. Il presidente è lo stesso direttore facente funzioni, mentre il RUP Perna e Giuseppe Sacco sono i due componenti esperti.

La previsione fatta da l’Attacco nelle scorse settimane si è avverata: la commissione ambiente della Camera ieri pomeriggio ha bocciato entrambe le proposte di nomina, giunte dal Ministero dell’ambiente, per le presidenze del Parco nazionale del Gargano e del Parco nazionale dell’Alta Murgia. Come era stato dettagliato su queste colonne, il centrodestra aveva intenzione di far saltare le nomine di Vincenzo D’Errico e Giuseppe Colucci, i quali per accordi interni ai rispettivi partiti – ovvero Forza Italia per il primo e Fratelli d’Italia per il secondo – avrebbero dovuto rinunciare quando, nel 2025, a sorpresa, l’allora presidente della Regione Puglia Michele Emiliano espresse l’intesa col ministro Gilberto Pichetto Fratin sui loro nomi. Tutti però sapevano perfettamente che i veri candidati, nelle due terne arrivate a Roma, erano altri, ovvero gli attuali due commissari straordinari degli enti: l’avvocato e consigliere comunale foggiano di FI Raffaele di Mauro per il PNG e Nicola Loizzo, uomo del sottosegretario Marcello Gemmato, per l’Alta Murgia. Da qui la strategia concretizzatasi ieri, volta a impallinare D’Errico e Colucci per far ripartire l’iter di nomina con di Mauro e Loizzo. Martedì c’è stata l’audizione e ieri il voto da parte della commissione, che ha espresso parere contrario rispetto alle due nomine. In ambedue i casi a votare è stata la sola maggioranza di governo, mentre hanno scelto di assentarsi i parlamentari delle opposizioni. “Per il Gargano è un problema di Forza Italia”, è stata la linea degli eletti di minoranza, scegliendo di non partecipare al voto.

Il caso di Monteleone di Puglia ha acceso i riflettori sul funzionamento del Sistema di Accoglienza e Integrazione, portando all'attenzione dell'opinione pubblica il tema del pocket money destinato ai beneficiari e, più in generale, il complesso meccanismo che regola uno dei principali strumenti di accoglienza finanziati dal Ministero dell'Interno. Da quella vicenda, raccontata nei giorni scorsi da l'Attacco, è nata l'esigenza di approfondire una materia spesso conosciuta solo in parte e che, invece, coinvolge numerosi Comuni della provincia, enti del Terzo settore, decine di operatori specializzati e finanziamenti pubblici di importo significativo. L'approfondimento pubblicato ieri ha ricostruito la rete dei progetti SAI presenti in Capitanata, il loro funzionamento, il peso economico degli affidamenti e il ruolo dei principali soggetti gestori, ponendo una serie di interrogativi sul sistema. Come vengono assegnati gli affidamenti? Quali criteri vengono adottati nelle procedure pubbliche? In che modo vengono utilizzate le risorse finanziate dal Ministero? E, soprattutto, i percorsi di accoglienza riescono davvero a raggiungere l'obiettivo finale previsto dalla normativa, cioè accompagnare le persone verso una reale autonomia sociale, lavorativa e abitativa? Per dare una risposta a queste domande l'Attacco ha scelto di confrontarsi direttamente con uno dei protagonisti del settore. Domenico Rizzi, presidente del Comitato Provinciale ARCI di Foggia, l'ente che gestisce il progetto SAI del capoluogo, ha illustrato il funzionamento del sistema dal punto di vista operativo, spiegando come vengono organizzati i servizi, quali sono gli obblighi previsti dai progetti ministeriali, come vengono impiegate le risorse pubbliche e quali risultati siano stati raggiunti negli anni sul fronte dell'integrazione. Ne emerge il quadro di una realtà articolata e altamente specializzata, nella quale l'accoglienza non si esaurisce nell'ospitalità o nell'erogazione del pocket money, ma comprende un percorso fatto di insegnamento della lingua italiana, orientamento al lavoro, assistenza sanitaria, supporto legale, accompagnamento sociale e ricerca dell'autonomia. Un sistema che, proprio per la sua complessità, richiede competenze specifiche, personale qualificato e un'organizzazione in grado di rispondere agli standard fissati dal Ministero dell'Interno. L'intervista che segue rappresenta quindi l'altra faccia dell'inchiesta. Dopo aver ricostruito numeri, affidamenti e funzionamento della rete SAI in provincia di Foggia, la parola passa a chi ogni giorno è chiamato a gestire uno dei progetti più importanti della Capitanata, per offrire ai lettori un quadro il più possibile completo e consentire loro di conoscere dall'interno il funzionamento di un sistema spesso al centro del dibattito pubblico ma raramente raccontato attraverso la voce di chi lo amministra.

Il ritardo nell’erogazione del pocket money denunciato nei giorni scorsi da alcuni beneficiari del progetto SAI di Monteleone di Puglia rischia di rappresentare soltanto la parte più visibile di una realtà molto più ampia. Dietro quella vicenda, infatti, si sviluppa un sistema che coinvolge gran parte della provincia di Foggia, interessa migliaia di metri quadrati di immobili destinati all’accoglienza, decine di operatori specializzati, centinaia di beneficiari e finanziamenti pubblici che, complessivamente, raggiungono diversi milioni di euro ogni anno. Per comprendere la portata del fenomeno occorre partire dal funzionamento del Sistema di Accoglienza e Integrazione, meglio conosciuto con l’acronimo SAI. È l’evoluzione di quello che fino al 2018 era lo SPRAR, divenuto poi SIPROIMI e infine SAI. Nel corso degli anni è cambiata la denominazione, ma è rimasta sostanzialmente invariata la filosofia del progetto, finanziata dal Ministero dell’Interno e affidata ai Comuni, che assumono il ruolo di enti titolari. Sono poi gli enti locali, attraverso procedure pubbliche, a individuare le cooperative sociali o le associazioni incaricate della gestione operativa. La provincia di Foggia rappresenta una delle aree pugliesi dove il sistema è maggiormente diffuso. Il censimento effettuato evidenzia progettualità nel capoluogo e in numerosi centri della Capitanata. Alcuni progetti sono destinati agli adulti e ai nuclei familiari, altri ai minori non accompagnati, ma tutti rientrano nella medesima rete nazionale dell’accoglienza. Tra i progetti economicamente più rilevanti c’è quello del Comune di Foggia. Il SAI cittadino dispone di 48 posti autorizzati e, secondo i dati disponibili, accoglieva 45 beneficiari distribuiti in 9 appartamenti, assistiti da un’equipe di 16 operatori. L’ultimo affidamento pubblicato dall’amministrazione comunale supera 1,2 milioni di euro e costituisce uno dei principali appalti provinciali nel settore. La gestione è affidata al Comitato Provinciale Arci di Foggia, soggetto presieduto da Domenico Rizzi che rappresenta una presenza consolidata nella storia dell’accoglienza cittadina. Le cifre aumentano o diminuiscono in funzione del numero di posti autorizzati. Candela, ad esempio, con 55 posti (progetto dal valore stimato di oltre 900mila euro l'anno), rappresenta una delle realtà più consistenti della provincia. Lucera dispone di 35 posti (circa 6-700mila euro l'anno), Cagnano Varano di 30 (circa 5-600mila euro), Bovino di 25 (circa 4-500mila euro), Casalnuovo Monterotaro, Monteleone di Puglia e Poggio Imperiale di 20 ciascuno (circa 3-400mila euro), mentre Accadia e Orsara di Puglia si attestano su 15 posti (tra 250 e 350mila euro l'anno ciascuno). A questi vanno aggiunti i progetti dedicati ai minori stranieri non accompagnati, che prevedono costi differenti rispetto ai progetti ordinari per la particolare tipologia di assistenza richiesta. Il valore economico di ciascun progetto non coincide con il guadagno dell’ente gestore. È un equivoco che ricorre spesso nel dibattito pubblico. Le somme finanziate dal Ministero servono infatti a sostenere l’intero sistema di accoglienza. Con quelle risorse vengono pagati gli stipendi di coordinatori, educatori, mediatori culturali, assistenti sociali, psicologi, operatori legali e personale amministrativo. Servono inoltre a coprire gli affitti degli appartamenti, le utenze, il vitto, i servizi sanitari, i percorsi di formazione, l’inserimento lavorativo, il pocket money destinato ai beneficiari e tutte le altre attività previste dai progetti. È proprio il numero dei posti autorizzati a determinare la dimensione economica degli affidamenti. Un progetto da 50 posti supera facilmente il milione. Considerando il numero delle progettualità presenti in provincia, il sistema SAI della Capitanata muove ogni anno risorse pubbliche di assoluto rilievo, destinate non ai singoli beneficiari ma all’organizzazione complessiva del servizio. La mappa dei soggetti gestori evidenzia la presenza di un numero limitato di operatori che ricorrono con frequenza nei diversi Comuni.

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